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Io non ho talenti straordinari. Sono solo appassionatamente curioso.

lunedì, maggio 19, 2014

Prima e dopo

Soundtrack: playlist "EB", Koto Song

Quasi due anni fa.

All’1.13, con quel 4.1 di Finale Emilia, si apriva una piccola crepa, quella che dopo poche ore sarebbe diventato il solco, lo spartiacque tra il “prima” e il “dopo”. All’1.13, quei vetri che tintinnavano potevano ancora far pensare ad un camion che passava per strada, perché no anche a qualche scossetta, se n’erano già sentite dopotutto, come quella volta che avvenne qualcosa di relativamente rilevante a Parma qualche anno prima. Uno di quegli eventi che, vissuti nel “prima”, ti consentivano ancora, come si dice qui, di girar gallone e tirare tranquillamente la mattina seguente.

Non così nel dopo.

Nel dopo, ogni cosa fa drizzare le orecchie. Il treno merci che passa al solito orario, perché ora che dormi in auto lo senti molto di più. I rombi che poi si tramutano in scosse vere. Un elicottero di giorno che sorvola per controllare i danni.
Le abitudini alle quali non facevi nemmeno più caso, che impiegherai mesi a riprendere (chi si fiderebbe più, nel dopo, ad addormentarsi con le cuffie nelle orecchie?) diventano un pericolo.

Ma il dopo sono anche legami che nonostante tutto riprendono vita, San Carlo e Sant’Agostino dove hai passato la tua adolescenza, mezzi distrutti. Le case dei tuoi amici piene di sabbia o, con precisione chirurgica, divise a metà da una delle tante crepe che si sono propagate.

Altri legami, nuovi questa volta, nascono con sconosciuti che, così come sono nati in un periodo in cui serviva solidarietà, contatto, sostegno, sono poi scomparsi poco alla volta mano a mano che l’emergenza scemava, che si ricominciava a camminare da soli. Non per disinteresse, semplicemente perché veniva meno la ragione stessa che ne ha causato la nascita.

Il dopo è anche mesi bui, perdersi in musiche datate che segnano un punto di contatto, scoprire che Brubeck è oltre Time Out. Musiche che diventano poi grezze, stonate, urlate quando a Brubeck si sostituiscono Stati di Agitazione, Io sto bene, Gentlemen o Quello che non c’è. Un altro prima e un altro dopo.

A due anni di distanza, rimangono esperienze che, per una ragione o per l’altra, non sarà semplice o sarà semplicemente impossibile dimenticare. Dopo sei mesi nuovamente fuori casa, dopo innumerevoli notti dormite in roulotte con pioggia, vento o neve o, ormai da più di un mese, sul pavimento di una cucina in una casa che non è nemmeno la tua, si prepara un nuovo “dopo”, quello che forse chiuderà del tutto un ciclo, perché cambiare casa è qualcosa che ti segna, nel bene o nel male, che traccia un altro solco.

Quella di addormentarmi con le cuffie nelle orecchie è stata per anni una abitudine che mi ha accompagnato. Era quasi prassi risvegliarmi su certi passaggi, sfilare le cuffie, chiudere il Mac. L’ho ripresa quasi sei mesi dopo, lontano dall’Italia, dove mi sentivo più al sicuro da brutte sorprese. Ora è ridiventata parte della mia routine serale, un segno della ripresa della normalità che ormai intravedo a portata di mano.
Stasera ho ritirato fuori una vecchia playlist. Probabilmente oggi non la comporrei allo stesso modo, ci sarebbe meno Silvestri, più Afterhours e magari un po’ di Lenine, ma la sostanza non cambierebbe. 


Sempre ricordi, sentimenti, sensazioni tramutati in musica. E magari ci infilerei anche Koto Song.

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